
Ultimamente, la mia gente mi ha ascoltato ripetere la frase: “mi faccio apolide!”.
Perché? Perché realmente non vedo speranza per il futuro di un paese che presenta troppe dinamiche perdenti che lo allineano sempre di più verso i paesi in via di sviluppo al posto di proporlo come una alternativa al comportamento irresponsabile dei “grandi della terra”.
Si perché quando uno parla di Italia, del suo paese, pensa sempre che sia qualcosa di incredibile per tutto quello che ha e che rappresenta in termini culturali, culinari di creatività e di gusto estetico anche nelle cose più piccole.
Ma poi quelle stesse cose risultano incredibilmente vecchie e stantie. Quelle cose meravigliose che qualunque straniero invidia, apprezza e ama, suonano come stereotipi vuoti, vecchi e privi di forza.
Andiamo a vedere quello che è il giorno per giorno di un italiano: tasse altissime, indebitamento crescente, economia che non tira, disservizi enormi nel settore pubblico e quella annosa questione meridionale che si fa sempre più distante da una possibile soluzione. Nel frattempo il resto del mondo, con cui competiamo nel mercato globale, corre.
La mafia? Parliamoci chiaro, non solo esiste ed è forte, ma è anche l’unica vera forma di governo in una buona fetta del territorio con pesantissime implicazioni nelle prassi dell’amministrazione pubblica di tutto il paese.
Non voglio dare colpe a nessuno, ma se qualcuno ha da obiettare, prima deve dirmi come si vince un appalto pubblico e poi ne parliamo. Naturalmente lo stesso vale per tutti i servizi come l’educazione, la salute, le pensioni, l’invalidità, le strade o l’uso di quei fondi che, italiani o europei, dovrebbero servire per ridurre la disuguaglianza o fomentare la coesione.
Poi c’è la fuga di cervelli che, assieme all’evasione fiscale, rende impossibile il rilancio del paese. D'altronde, la meritocrazia non esiste, le spese sono altissime, la precarietà enorme, i comportamenti egoistici/speculativi in costante espansione … ma che ci sto a fare qui?
Allora uno parte, torna a migrare come si faceva una volta. Anche se oggi migri con una laurea quinquennale e due master. E quando sei fuori stai pure bene anche se dentro ti rimane quella spina enorme della distanza dalla famiglia o quella data da situazioni in cui cerchi di difendere il tuo paese con il tuo operato però è il tuo stesso sistema di governo che ti tradisce regolarmente.
Di esempi ce ne sono in quantità, chi mi conosce sa bene che a ciascuno di questi capoversi potrei abbinare un racconto, ma il punto è che ormai resta veramente poco in cui sperare ed è angosciante.
Prendiamo il caso delle successioni politiche:
- Primo governo del nano, il presidente operaio: chi ci ha creduto le ha prese sui denti e per di più non aveva nemmeno il coraggio di farsi vedere. I disastri sono stati forti, ma il ribaltone lo ha regalato la Lega.
- Segue governo di centro-sinistra: nulla di che, semplicemente cade.
- Elezioni seguenti: la “sinistra” candida a premier “beautiful” Rutelli, perde e perde male, vince il nano e sono quattro anni di danni enormi al paese in cui la destra da molte lezioni di cui vale la pena ricordare una: i panni sporchi si lavano in casa. Il nano diventa uno dei primi 100 o 150 uomini più ricchi della terra.
- La “sinistra” vince le elezioni grazie a un fenomeno per cui i votanti pensano che qualunque cosa è meglio del nano, ma dopo un po’ il giocattolo si rompe. Sempre i vecchi uomini di partito, mai un’idea nuova, la chiesa sempre in mezzo, un programma di governo completamente disatteso ed i panni sporchi lavati nella pubblica piazza. Però siamo campioni del mondo.
- Cade il governo di “sinistra”, elezioni e vince il nano.
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